Biodiversità, a Durban si discuterà dei problemi causati dai cambiamenti climatici
La biodiversità è l'insieme di tutte le forme viventi geneticamente diverse e degli ecosistemi ad esse correlati. Gli ecosistemi offrono spazi vitali a innumerevoli specie vegetali e animali, funghi e microrganismi. Questi ecosistemi forniscono prestazioni vitali anche per l’essere umano: per citarne una, le precipitazioni producono acqua potabile percolando nel sottosuolo boschivo e i microrganismi ne preservano la fertilità così da permettere la coltivazione di prodotti alimentari. In termini numerici, gli ecosistemi della Terra generano ogni anno un valore economico stimato tra i 16.000 e i 54.000 miliardi di dollari.
In ecologia, l’ipotesi dei rivetti prevede che tutte le specie diano un sostanziale contributo al funzionamento dell’ecosistema. Le specie sono come i rivetti che tengono unita la struttura di un aereoplano. Quando la biodiversità è elevata, è ammessa l’ipotesi che alcune specie possano essere non necessarie. A un certo punto però, come la rimozione dei rivetti di un aeroplano, al di sopra di certi valori soglia, causa il collasso immediato dell’aereoplano stesso, allo stesso modo se a scomparire sono però determinate specie chiave, l’intero sistema diventerà instabile: lo spazio vitale si modificherà anche per altri organismi e con esso possono andar perdute prestazioni d’importanza vitale, fino al collasso dell’ecosistema.
Anche la capacità degli ecosistemi di reagire a situazioni estreme, come ad esempio siccità o malattie, può essere limitata dalla mancanza di varietà genetica. All’interno di una stessa specie vi sono sempre individui capaci di tollerare meglio eventi estremi: più grande e diversificata è una popolazione, maggiore è la possibilità che tali individui riescano a mitigarne l’impatto globale.
A Durban, in Sudafrica, dal 28 novembre al 9 dicembre verrà ospitata la 17esima COP – Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Dopo i risultati negativi dei precedenti appuntamenti la diplomazia internazionale del clima si troverà di fronte a un momento cruciale, con un pianeta sempre più sofferente, le istanze delle economie emergenti e l’eredità del Protocollo di Kyoto.
Assistiamo a sempre più numerosi casi di siccità e di inondazioni, a fenomeni di desertificazione e di scioglimento dei ghiacciai, con conseguente innalzamento dei mari ed erosione, alla riduzione delle zone forestali, in particolare quelle tropicali. Tutti questi gravi fenomeni favoriscono una forte perdita della biodiversità, definita dai biologi come “sesta estinzione di massa”, la più veloce estinzione delle specie viventi da quando è comparsa la vita sulla Terra: provocata non da asteroidi giganti, tempeste solari o eruzioni vulcaniche, ma dall’uomo.
A Durban si esamineranno prospettive alternative, quali, per esempio, quelle di accordi su obiettivi volontari periodicamente verificabili, oppure accordi su obiettivi individuati su base geografica regionale, oppure per gruppi di Paesi, oppure per settori di attività produttive o altre soluzioni. Il consenso sarà più facilmente raggiungibile se obiettivi e azioni attuative saranno accompagnati o supportati da meccanismi che li rendano economicamente convenienti o, meglio ancora, tali da rilanciare i mercati e l’economia mondiale in fase di crisi.



